mercoledì 5 marzo 2014

Verso la globalizzazione dell'arte, la cultura cinese alla Galleria Primo Marella

Il nuovo semestre accademico cominciato da qualche giorno si rivela già ricco di stimoli e piacevoli sorprese.
Questo Martedì, in occasione della prima lezione di Tecniche di documentazione audiovisiva, i miei compagni ed io siamo stati accompagnati dalla professoressa Jacqueline Ceresoli nella zona di Viale Stelvio e Via Valtellina per eseguire una prima mappatura psicogeografica delle aree del nuovo di Milano, e approfittando della situazione abbiamo fatto visiva ad un luogo di grande rilievo e importanza per il panorama artistico internazionale: la Galleria Primo Marella.

L'ingresso della Galleria Primo Marella, ex deposito di corrieri in Via Valtellina, Milano, Marzo 2014

L'intrigante particolarità che differenzia questa Galleria d'Arte da molte altre è il forte interesse per le culture internazionali più estranee al quadro europeo, in modo privilegiato quelle Sub asiatiche e quella cinese.
Tendenzialmente le uniche segnalazioni che ci arrivano di paesi come le Filippine o la Birmania, sono notizie di catastrofi ambientali e guerre, è quindi piacevole vedere finalmente qualcosa di diverso, e accorgersi di come l'arte riesce a creare una comunità globale, esportando la cultura dai recinti nazionali e dal disinteresse mediatico.
Guidata dal desiderio di riappropriarsi della cultura esotica extraeuropea fino ad allora sottovalutata, sin dalla sua nascita nel 1993 la Galleria Primo Marella si è sempre impegnata in ricerche intercontinentali, accorgendosi così della maturazione artistica in corso d'opera nel territorio cinese.
La Cina è stata per molto tempo una nazione controllata da una rigida dittatura, a causa della quale a molti artisti non era data la possibilità di esprimersi liberamente; il ruolo dell'artista era relegato prevalentemente alla realizzazione di opere celebrative di tipo politico tradizionale, che faceva di lui un'operaio, un artigiano, al servizio dello stato. 
Anche a causa dei residui di questa mentalità restrittiva e proibitiva non sono stati pochi i problemi che la Galleria Primo Marella ha dovuto fronteggiare per portare le opere cinesi fuori dal loro contesto natio, ma grazie alla perseveranza e la passione di persone devote all'arte e alla globalizzazione culturale, oggi possiamo godere delle opere di artisti come Shi Xinning, in esposizione fino al 7 Marzo 2014 con la personale "Idea or Event".



Shi Xinning è un artista che ricorre molto alla discrepanza temporale e spaziale, ed un chiaro esempio lo possiamo vedere nelle due opere esposte alla Galleria Marella raffiguranti Mao Tsetung e Marilyn Monroe insieme in un incontro impossibile.  

Mao Tsetung insieme a Marylin nella scena impossibile dell'opera di Shi Xinning

Quest'azione è giustificata da un messaggio molto profondo che l'artista vuole inviarci, e che è persistente anche nelle altre sue due opere in esposizione. Xinning vuole creare un confronto tra la cultura occidentale americana, e quella cinese. Durante la rivoluzione culturale cinese, la popolazione sperava di tenere il passo con il mondo occidentale, ma in realtà rimasero intrappolati da un governo sempre più oppressivo, dove attentati e pulizia interna erano all'ordine del giorno. L'immagine di Mao Tsetung diventa un icona grazie ai media che la rendono onnipresente, proprio come successe in occidente con Marilyn, simbolo assoluto della mediazione americana. 

Le 49 tele raffiguranti divi del cinema americano e persone comuni della Cina, Shi Xinning

Nella composizione di 49 tele Xinning unisce volti noti del cinema americano a facce comuni della vita quotidiana cinese, creando nuovamente un rapporto/contrasto tra le due culture geograficamente opposte, mettendo sotto gli stessi riflettori "chi recita" e "chi vive". In un'altra opera poi questo confronto assume anche un significato di criticità e denuncia, facendo apparire il famoso artista americano di Land Art Christo come un dittatore che impartisce gli ordini a una massa di lavoratori asiatici. 

Nella sua opera Shi Xinning mostra una discrepanza spaziale ben costruita ma evidenziata dal cambio di tonalità e tratto. L'opera è davvero di grandi dimensioni.

 Particolare del volto di un lavoratore orientale nella parte sinistra dell'opera di Shi Xinning

L'uomo occidentale raffigurato sul gommone è in realtà Christo, il famoso artista di Land Art, mentre da delle direttive ai suoi operai per "impacchettare" un'isola come era solito fare nelle sue opere

Xinning aveva capito che qualcosa attorno a lui non andava, aveva capito che l'arte come ogni altra cosa nella sua nazione era sotto il duro controllo dello stato, e questo ce lo dimostra in un'altra opera plastica molto originale e interessante; 

L'albero costruito con materiali artificiali da Shi Xinning

Il soggetto riportato dall'artista è un albero tipico della cultura orientale, ma la sua particolarità sta nei materiali di cui è composto; resine prodotte artificialmente, articolazioni mediche, molle di ferro, sono tutti sintomi che correlati alla valenza simbolica e tradizionale della forma denunciano un malessere nazionale legato all'assenza di libertà espressiva.
Il quadro problematico messo in luce da Xinning si fa ancora più drammatico con il contributo di un'altro autore attualmente presente alla Galleria Primo Marella, Aung Ko, che nella sua opera ci presenta i "gold men", i pionieri cinesi che scappando dal paese si avventurano alla ricerca di fortuna e successo, e che l'artista qui raffigura nudi calvi e gracili mentre si puntano rispettivamente delle bocce da fuoco l'uno contro l'altro, come a voler disilludere i suoi compatrioti dal mito della bella vita al di fuori della Cina.

i "Gold men" di Aung Ko

La Galleria Primo Marella è un luogo davvero evocativo e affascinante, non solo per gli artisti e le opere che ospita, ma anche per la sua storia; sorta in quello che una volta era un deposito per i corrieri, la Galleria è un brillante esempio di riqualificazione architettonica, proprio come la Tate Modern di Londra, o per rimanere nella nostra Milano, l'Hangar Bicocca.

Tate Modern, museo d'arte contemporanea ricavato da una vecchia centrale elettrica, Londra

Hangar Biccocca, riconvertito da un vecchio stabilimento industriale in spazio espositivo e promozionale dell'arte contemporanea, Milano

Questi luoghi sono simbolo di modernità e futuro della città contemporanea, distretto multimediale dalle infinite possibilità di relazioni tra discipline e culture differenti.

Riccardo Scarparo

domenica 2 marzo 2014

Una nuova casa, l'inizio di un'introspezione su Quarto Oggiaro

E' incredibile quanto velocemente ci si riesca ad abituare ai luoghi e alle cose. Con l'arrivo di Marzo sono ormai trascorsi cinque mesi da quando per necessità accademiche sono venuto a vivere a Quarto Oggiaro, e impercettibilmente giorno dopo giorno, come una pianta che lentamente cresce e si fa sempre più rigogliosa, questo paese si è radicato dentro di me, trasformando di conseguenza il mio modo di percepirlo e di viverlo.
Se quando mi guardavo attorno a Ottobre vedevo un paese, oggi il mio sguardo ne distingue un altro, una comunità che vive e cresce quotidianamente con i suoi ritmi, le sue abitudini, i suoi personaggi, e che in primo luogo io non ero in grado di percepire. Grazie alle esperienze che sto vivendo in questo periodo di formazione, sia nell'intimità della mia vita privata che tra le mura dell'Accademia, sto imparando ad adottare una rinnovata attenzione che mi permette di rapportarmi in modo più maturo e consapevole con le persone e i luoghi che mi circondano e che fanno parte della mia vita, come appunto la mia nuova casa, Quarto Oggiaro.
Ciò che vorrei riuscire a fare è raccontare questo paese attraverso i binari di uno sguardo in costante evoluzione, sollevando la mia attenzione dalla superficialità e dalla banalità del dato di fatto in favore di una riflessione più introspettiva sull'ambiente e sulle persone che sono entrate a far parte della mia vita. 
Le scorse settimane ho investito la mia macchina fotografica di una profonda funzione analitica, cercando di trasmettere il mio sguardo curioso e interessato allo strumento.
In questa prima fase d'indagine ho esplorato luoghi che già mi erano familiari e mi sono addentrato in strade che prima di allora non avevo mai percorso, scoprendo luoghi e panorami suggestivi e a volte inaspettati.
Approfittando di una splendida giornata di sole ho improvvisato un itinerario ciclistico un pò fuori porta, che mi ha portato a conoscenza di aspetti del mio paese davvero affascinanti.

Le seguenti fotografie costituiscono una prima fase d'indagine sul territorio di Quarto Oggiaro e sono state scattate con una Canon EOS 550D nel mese di Febbraio 2014.















Anche con la pioggia il mio desiderio di scoperta e sperimentazione fotografica non si è fermato, portandosi questa volta lungo le strade che più frequento quotidianamente.
























Solitamente percorro queste strade in bicicletta per andare in Accademia e anche se di conseguenza sono abituato alla vista di tali paesaggi urbani, non mi sono mai soffermato su di essi in modo così approfondito come ho potuto fare in una tranquilla passeggiata domenicale senza fretta e appuntamenti impellenti.
Quarto Oggiaro mi piace, sin da quando sono venuto ad abitarvi l'ho ritenuto un luogo interessante e ricco di spazi affascinanti, e uno dei miei obbiettivi per questa primavera sarà proprio quello di continuare ad approfondire la conoscenza di questa terra che ora è la mia seconda casa, e di documentare l'evolversi di questo rapporto tramite l'ultimo strumento che ho imparato ad utilizzare ed apprezzare nel corso di questo primo semestre accademico: la fotografia.

Riccardo Scarparo

sabato 1 febbraio 2014

Milano: Un'attezione condivisa; 44 fotografi per "Prima Visione 2013"

Dallo scorso 30 Gennaio fino a Sabato 8 Marzo la Galleria Bel Vedere di Via Santa Maria Valle pone la sua attenzione sulla città di Milano con la nona edizione di "Prima Visione", un'introspettiva fotografica sulla capitale lombarda attraverso 44 fotografie di altrettanti autori che nel corso del 2013 hanno indagato questa città.











L'allestimento della mostra "Prima Visione 2013" presso la galleria Bel Vedere di Milano, Gennaio 2014

E' straordinario vedere come la stessa città muta aspetto attraverso lo sguardo dei vari fotografi. Attraverso una personale attenzione ognuno di essi ha individuato un soggetto, una situazione, un particolare, e lo ha interpretato perché potesse comunicarsi qualcosa del proprio modo di essere e di porsi con questo centro urbano.
A suo modo ognuna delle fotografie esposte racconta una storia, e anche se apparentemente in una visione d'insieme potrebbero risultare sconnesse tra loro, esse in realtà creano un racconto più grande, che attraverso il contributo di più narratori ci porta all'interno di una città multietnica con tantissime prospettive e punti di vista differenti, una città che nonostante la crisi e le difficoltà economiche che caratterizzano questo nostro tempo contemporaneo mostra la sua vitalità e la sua continuità nel divenite e nel trasformarsi.
Tra i 44 fotografi partecipanti spiccano nomi importanti nel mondo della fotografia come Paolo Ventura, Settimio Benedusi, ed anche il mio professore Cosmo Laera con la fotografia "Eden Urban and Twin Tower #1".


"Eden Urban and Twin Tower #1", fotografia di Cosmo Laera in esposizione presso la Galleria Bel Vedere di Milano, Gennaio 2014

Tutte le fotografie esposte possono inoltre essere acquistate, con delle valutazioni economiche che spaziano tra i 200 e i 1500 euro, prezzi quindi abbordabili e non particolarmente proibitivi.
"Prima Visione" è un'importante iniziativa fotografica che consente ogni anno agli ospiti della galleria Bel Vedere non solo di conoscere il lavoro di importanti fotografi che operano e indagano nel loro territorio, ma anche di abbandonare la superficialità di uno sguardo quotidiano e di immergersi in modo più profondo e attento nella città di Milano, prendendo atto delle storie e delle trasformazioni che convivono e progrediscono contemporaneamente ad essi.

Riccardo Scarparo