mercoledì 15 gennaio 2014

Alla ricerca di un racconto

Il fine settimana appena trascorso è stato tra i più intensi degli ultimi mesi; Sabato e Domenica sono stati interamente dedicati alla ricerca fotografica sul mio territorio e all'individuazione di un percorso ben definito per il mio progetto d'esame. Consultare le fotografie dell"Archivio dello spazio" la scorsa settimana mi ha senz'altro aiutato ad osservare in modo più attento ciò che mi circonda, ma cogliere quel dettaglio o costruire quella composizione che attribuisce personalità ad una fotografia e la rende interessante rimane comunque un atteggiamento molto difficile da trovare e adottare.
Nel mio percorso di indagine ho indirizzato la mia attenzione verso più lidi, da cui ho trovato spunti e idee differenti per il mio progetto. 
L'idea primordiale era quella di raccontare il mio paese, descrivendone i luoghi, i paesaggi, gli scorci, e su suggerimento del mio professore anche le persone, ed è proprio seguendo quest’ultima indicazione che ho individuato due possibili percorsi interessanti.
Ho fatto visita a mia sorella Claudia, che da qualche anno vive con il suo ragazzo in una casa del mio stesso paese, e con la macchina fotografica al collo ho girato per le stanze alla ricerca di qualcosa che attirasse la mia attenzione o ispirasse il mio sguardo fotografico. Non è stato facile. Ho notato che ogni mobile presente nella casa di mia sorella viene influenzato dalla sua personalità vivace e solare, e attraverso dettagli più o meno importanti ne rispecchia l’essenza, conferendo nel complesso a tutta la casa la sua impronta personale. “Che cos’è allora che rende casa tua davvero tua? Quali sono gli elementi che per quanto piccoli possano essere rappresentano la tua quotidianità e il tuo habitat?” su queste due domande ho costruito una linea guida per un possibile progetto d’esame, nel quale potrei portare la mia attenzione su quattro o cinque case e i loro inquilini, e attraverso alcuni scatti individuare quali oggetti o quali particolari ne determinano la personalità. Sarebbe interessante in questo contesto lasciare spazio all’interpretazione dell’interlocutore, senza documentare eccessivamente la scena; “in che luogo della casa si trova questo particolare? è su un mobile oppure su una parete?” domande come queste attribuirebbero al progetto un fascino maggiore, coinvolgendo l’osservatore stesso nel percorso d’indagine.



Alcuni particolari caratteristici della casa di mia sorella, Gennaio 2014

Sabato sera sono stato a casa con la mia ragazza che mi ha aiutato a trovare nuove e possibili storie da raccontare attraverso al fotografia, ed è stata proprio la sua tendenza a fotografare oggetti e soprammobili a suggerirmi una nuova idea; fotografare un soprammobile in una stanza potrebbe diventare ancora più interessante se in un secondo piano nella stessa inquadratura venisse ripresa e raccontata un’altra scena, questa volta con delle persone come protagonisti. Ecco allora che potrei mettere in scena una vera e propria storia, che si evolve stanza dopo stanza, fotografia dopo fotografia.



Sperimentazioni realizzate nella mia casa a Pernumia, Gennaio 2014. 

Il mio amore per la campagna e le vecchie cascine disabitate non ha tardato a farsi sentire in questi due giorni dedicati alla fotografia, e non ho saputo resistere alla tentazione di includere questi scenari a me tanto cari nella mia ricerca. Questa volta però, a differenza di tutte le precedenti, ho cercato di impiegare un’attenzione diversa nei miei scatti, cercando di trovare una linea conduttrice che li legasse tutti, come dei tasselli di un mosaico o le tappe di un viaggio. Ecco che ho individuato un’interessante schema di rappresentazione con il quale potrei concretizzare una nuova proposta d'esame; la bassa linea d’orizzonte lascia due terzi della fotografia ad un cielo accarezzato timidamente dal terreno attraverso elementi che isolati grazie all’uniformità dei campi e del cielo stesso appaiono ben inquadrati e contestualizzati, accompagnando lo sguardo dell’osservatore su di essi.

Ho sperimentato questo tipo di composizione in due momenti differenti della giornata, il mattino e il tramonto, con evidenti variazioni di luci e colori.





Luoghi della campagna di Pernumia fotografati nelle ore mattutine, Gennaio 2014

Un vecchio podere disabitato nella campagna di Pernumia fotografato al tramonto, Gennaio 2014

Le tre soluzioni descritte sono quelle che maggiormente mi hanno coinvolto e convinto, ma prima di giungere ad esse ho fotografato molto, cercando e sperimentando in diversi ambienti e in diversi orari. In particolare, la zona del casolare disabitato della precedente fotografia ha suscitato in me un distinto interesse, tanto che ho voluto tornare a fotografarla nelle ore notturne, sperimentando esposizioni da oltre un minuto con la modalità bulb della mia macchina. Eccone un esempio

Un piccolo stagno artificiale nella periferia di Pernumia fotografato nelle ore notturne, Gennaio 2014

Fotografare molto e spesso è dunque uno dei modi migliori per individuare l'idea e l'ispirazione giusta, soprattutto se si parte un po' spaesati e senza sapere che cosa si vuole rappresentare; da quei cento scatti sicuramente troveremo quelle due o tre fotografie che sapranno catturare la nostra attenzione e il nostro interesse. Inoltre sperimentando sempre in nuovi ambienti, con soggetti e tecniche diverse, non è esclusa la possibilità di incappare in qualche piacevole sorpresa che potrebbe arricchire il nostro sguardo fotografico e beneficiare alla formazione del nostro stile personale. Considerando le esperienze e il materiale ricavatone, direi che l'esito della mia ricerca fotografica effettuata in questi due giorni di rientro a casa è senz'altro positivo.

Riccardo Scarparo

mercoledì 8 gennaio 2014

Un modo coinvolgente di raccontare, L'Archivio dello Spazio


E’ incredibile come il tempo scorra velocemente tra le mura dell’Accademia, sembra la settimana scorsa che le lezioni sono cominciate e oggi nell’aria si percepisce già l’atmosfera pre-esami. Come progetto finale del mio corso di fotografia mi piacerebbe raccontare Pernumia, il mio paese d’origine, ma per ottenere un risultato davvero importante e soddisfacente è necessario individuare uno sguardo personale, che riesca ad essere interessante e coinvolgente in primo luogo per me. Per aiutarmi in questo proposito, il professor Laera ha indirizzato la mia attenzione verso un lavoro fotografico di ingenti dimensioni realizzato nella provincia di Milano tra il 1987 e il 1997:  l"Archivio dello spazio". Questo progetto coinvolge 58 tra i più importanti autori della fotografia contemporanea italiana e racconta Milano e la sua provincia attraverso più di 7.500 scatti. Il considerevole numero di immagini e la varietà di sguardi e visioni compositive contenute in esso, fanno si che questo lavoro costituisca una delle più importanti e complete collezioni fotografiche del panorama italiano. “Archivio dello spazio” è nato proprio per dare un sapore intrigante ed affascinante al territorio milanese, evitando quindi di cadere in una documentazione piattamente strumentale. I vari autori sono riusciti, ognuno attraverso il proprio sguardo, a restituire una visione rinnovata e originale del territorio, e attraverso particolari punti di vista e scelte di inquadratura sono stati in grado di esaltare dei particolari che sono continuamente esposti ai nostri occhi ma di cui non ci accorgiamo. Nel consultare una parte di queste fotografie mi sono reso conto di come qualsiasi scenario, se fotografato con uno sguardo attento e profondo, possa assumere una carica espressiva davvero notevole, catturando l’attenzione e l’interesse degli interlocutori. Tra quelle che ho visto ce ne sono alcune che oltre ad avermi colpito particolarmente, mi hanno fornito spunti interessanti per il mio progetto su Pernumia.

Fotografia di Giovanni Chiaramonte, idroscalo di Segrate 1992, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

Questa fotografia ad esempio è stata scattata da Giovanni Chiaramonte all'idroscalo di Segrate nel 1992. La persona che cammina sopra la scacchiera trasforma una semplice fotografia di paesaggio in qualcosa di più, e il mio sguardo ne è stato subito catturato. La capacità compositiva dimostrata dall'autore in questa fotografia è straordinaria, e non è la sola che mi ha colpito.

Fotografie di Paola De Pietri, Parco di Villa Tittoni a Desio 1997, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

Paola De Pietri svolge un lavoro davvero molto interessante, distribuendo il suo sguardo in due fotografie che accosta poi andando a formare un dittico fortografico di grande effetto. Le due fotografie aventi già di per sé una composizione corretta ed equilibrata ed un contenuto raccontato in modo chiaro ed esaustivo, acquistano insieme nella visione complessiva una forza nuova e rinnovata che le rende ancora più affascinanti.

Fotografia di Gruppo GEOph, strada in zona cascina S.Carlo, Inveruno, 1997, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

In questa fotografia l'autore non specificato del Gruppo GEOph è riuscito a individuare due elementi che insieme raccontano una storia e con essi ha creato un'intrigante composizione in un ambiente quotidiano e apparentemente poco stimolante come una piccola strada di quartiere: ecco che ora questa strada ci dice qualcosa, riesce a far nascere delle emozioni dentro di noi che non ci lasciano indifferenti davanti alla fotografia.
Qui di seguito riporto altre immagini della collezione "Archivio dello spazio" che mi hanno coinvolto in modo particolare grazie alla loro composizione e ai loro contenuti.

 Fotografia di Luigi Ghirri, parco di Villa Belvedere a MAcherio, 1987, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

 Fotografia di Gianni Maffi, oratorio S.Giorgio di Caponago, 1997, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

 Fotografia di Massimo Pacifico, convento degli Olivetani a Lodi, 1997, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

 Fotografia di Francesco Radino, Porto d'Adda inferiore, Centrale Esterle, Cornate d'Adda, 1994, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

 Fotografia di Paolo Rosselli, villetta lungo la ferrovia a Vanzaghello, 1995, 
collezione fotografica "Archivio dello spazio"

Osservando le fotografie dell'Archivio dello spazio è nato in me un pensiero; le mie fotografie mi emozionano perché in esse io vivo un ricordo, una nostalgia che mi coinvolge profondamente, ma non è detto che le stesse sensazioni vengano percepite anche da un'osservatore estraneo, che invece l'elemento del ricordo non ce l'ha. Guardando i miei scatti con uno sguardo più oggettivo mi rendo conto che dovrei esercitarmi con maggiore impegno nell'individuazione di un'attenzione particolare, che mi consenta di personalizzare la mia fotografia. A tale scopo mi è stato davvero molto utile questo excursus nella collezione "Archivio dello spazio", che oltre ad essere una bellissima raccolta di fotografie paesaggistiche dei più noti ed influenti autori contemporanei, costituisce una ricca fonte di spunti e ispirazioni per i miei progetti e per la mia fotografia in generale. Una vera e propria enciclopedia della composizione fotografica.


Riccardo Scarparo

martedì 7 gennaio 2014

Le prime luci del mattino

Appena pochi giorni fa, con un calice di spumante e una fetta di panettone tra le mani, abbiamo salutato il 2013, ringraziandolo chi più chi meno per tutte le esperienze e le opportunità che ci ha regalato, che positive o negative che siano ci hanno fatto crescere e maturare; e poi, con un mix di sensazioni tra gioia e nostalgia abbiamo accolto l'anno venturo, con la speranza nel cuore che possa riservarci sorprese ed avventure sempre più ricche, positive, emozionanti. Come il sole che sorge scandendo la luce di un nuovo giorno ecco arrivato il 2014, un'analogia che descrive puntualmente il mio primo esperimento fotografico per il nuovo anno: la fotografia all'alba.
Piogge frequenti e nuvoloni grigi hanno scandito il cielo padano nei primi giorni di Gennaio, restituendo una luce piatta e poco ispirata per la fotografia, come si nota chiaramente nei seguenti scatti, eseguiti in una mattinata di pioggia.






Fotografie scattate nel territorio di Pernumia con Canon EOS550D nel Gennaio 2014. Per queste fotografie ho mantenuto una sensibilità iso pari a 100, un apertura del diaframma di 5.6, un tempo di esposizione di 1/30", e una lunghezza focale che varia dai 35mm ai 55mm.


Dare un'impronta personale a queste fotografie diventa difficile con tali condizioni atmosferiche e questo cielo inespressivo; ecco che ho voluto spostare la mia attenzione fotografica in uno dei momenti di maggiore espressività e personalità della luce, appunto le primissime ore del mattino.
Sono uscito di casa quando il cielo era ancora buio, e portandomi in Via Acquanera, che costeggia uno dei canali del paese, ho documentato l'evolversi della luce nel paesaggio.

 specifiche tecniche
lunghezza focale 33mm
tempo di esposizione 6''
apertura diaframma 5.0
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

 specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 3,2''
apertura diaframma 13
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

 specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 1/4''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 1''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

 specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 1/5''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 1/13''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

specifiche tecniche
lunghezza focale 18mm
tempo di esposizione 1/10''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 55mm
tempo di esposizione 1/15''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 30mm
tempo di esposizione 1/25''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 39mm
tempo di esposizione 1/40''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 32mm
tempo di esposizione 1/80''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

  specifiche tecniche
lunghezza focale 23mm
tempo di esposizione 1/40''
apertura diaframma 5.6
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

 specifiche tecniche
lunghezza focale 27mm
tempo di esposizione 1/50''
apertura diaframma 6.3
sensibilità iso 100
note
treppiede
autoscatto 10''

Mi sono divertito molto nel vedere come la luce si trasforma, cambiando completamente l'aspetto del paesaggio e delle mie fotografie. Dai toni freddi della notte si comincia ad intravedere un piccolo spiraglio di luce che a poco a poco prende sempre più piede nel cielo restituendo ad ogni cosa quell'identità e riconoscibilità che il buio aveva portato via. Nel tragitto di ritorno vero casa mi sono imbattuto, non casualmente, in alcuni luoghi a me molto cari e particolarmente significativi per raccontare e descrivere il mio paese, e li ho puntualmente inclusi nella mia ricerca fotografica; ecco quindi la piccola chiesa di Via Maseralino, la vecchia casa di campagna, la chiesa di Santa Giustina con il suo campanile, che si "svegliano" con le prime luci del sole e dichiarano la propria presenza. Ferme e composte queste strutture si lasciano cullare silenziosamente dal tempo che passa, mantenendo il proprio fascino e la propria dignità, dallo stabile più imponente e significativo, a quello più trasandato e abbandonato. Luoghi come questi non raccontano solo la loro storia, ma anche la mia, ed è per questo che per me essi sono immortali, ed anche se in un ipotetico futuro non ci saranno più io continuerò a vederli, proprio li dove sono ora. Scattare queste fotografie mi avvicina sempre di più al mio paese, intensificando un rapporto già molto forte, che mi fa sentire bene e mi fa essere sempre positivo in tutto quello che faccio e affronto ogni giorno. La volontà di rappresentare al meglio i paesaggi a cui sono tanto affezionato è un forte incentivo in più per conoscere sempre più approfonditamente il mezzo fotografico e le sue infinite possibilità, e a questo proposito tornerò presto a fotografare lungo queste strade, in orari e condizioni atmosferiche differenti, sperimentando vari tipi di luci e di tecniche, proprio come ho fatto in questa esercitazione legata al primo chiarore del mattino.

Riccardo Scarparo

mercoledì 18 dicembre 2013

La fotografia di scena: un'escursione nella storia del Teatro Alla Scala

Tra i suoi privilegi, la città di Milano ne ha uno davvero prestigioso; a pochi passi proprio dall'Accademia di Brera ha sede uno dei teatri più antichi e importanti del mondo intero, il Teatro alla Scala.

Il Teatro alla Scala di Milano, fotografato da Cosmo Laera

Da oltre duecento anni questa storica struttura ospita artisti di fama internazionale, e ha dato i natali alle più belle e coinvolgenti rappresentazioni teatrali e opere liriche di sempre. La sua storia è raccontata stagione dopo stagione attraverso l'archivio online, che contiene locandine, documentazioni fotografiche, trame degli spettacoli, e tanto altro materiale interessante. In questa storica enciclopedia è presente anche il lavoro fotografico di grandissimi artisti che hanno saputo eternizzare i momenti più importanti della storia della Scala con la loro fotografia di scena. Due di questi sono Silvia Lelli e Roberto Masotti, che fotografano insieme gli spettacoli della Scala tra gli anni '70 e gli anni '90. Fare una buona fotografia di scena non è affatto facile, la capacità di individuazione del momento più efficace per scattare assume un'importanza ancora maggiore, è infatti responsabilità del fotografo riuscire a raccontare in modo visivamente esaustivo ciò che sta succedendo sul palco, nel minor tempo possibile. I fattori da tenere in considerazione sono moltissimi, dalla posizione di ogni attore nello spazio alla direzione dell'illuminazione, e nella maggior parte dei casi è difficile attribuire un'impronta personale alle proprie fotografie. Lelli e Masotti hanno un'eccellente capacità visiva di rappresentazione scenica, il loro sguardo riesce a focalizzarsi sugli elementi cruciali della narrazione, catturando le emozioni nei volti degli attori e trasportando l'osservatore nell'atmosfera del teatro.
Qui di seguito riporto alcuni scatti di questi due artisti, estrapolati dall'archivio online del Teatro alla Scala.













Gli spettacoli nelle fotografie sono le trasposizioni di tre famosissime opere teatrali, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, Erwartung sulla musica di Arnold Schoemberg, e Il Tabarro di Giacomo Puccini, andati in scena al Teatro alla Scala tra il 1982 e il 1987. Benché queste fotografie possano risultare tecnicamente imperfette, a livello del coinvolgimento emotivo sono particolarmente efficaci ed evocative.
Altri due fotografi che spesso lavorano in coppia e che mi ha colpito particolarmente per le loro fotografie di scena sono Marco Brescia e Rudy Amisano, il cui lavoro è più contemporaneo rispetto a quello di Lelli e Masotti. Proprio in occasione del Bicentenario dedicato alla vita di Giuseppe Verdi sono andate in scena alla Scala alcune delle sue opere più famose, come L'Aida e il Don Carlo, e Brescia e Amisano sono riusciti con la loro fotografia a ricrearne il fascino e l'epicità in modo davvero coinvolgente.




"Aida" di Giuseppe Verdi in scena alla Scala fotografata da Marco Brescia e Rudy Amisano, 2013




"Don Carlo" di Giuseppe Verdi in scena alla Scala fotografata da Marco Brescia e Rudy Amisano, 2013

L'efficacia della fotografia di scena di questi due autori non si limita soltanto alle solenni rappresentazioni teatrali; le seguenti fotografie sono un chiaro esempio di come il lavoro di Brescia e Amisano riesca ad esempio ad esaltare la potenza e la solennità di un concerto, sia esso di canto individuale o d'orchestra.


Concerto di canto di Vittorio Grigolo alla Scala, fotografie di Marco Brescia e Rudy Amisano, 2013


 Concerto di canto di Jonas Kaufmann alla Scala, fotografie di Marco Brescia e Rudy Amisano, 2013



Concerto dell'orchestra Filarmonica della Scala diretta da André Previn, fotografie di Marco Brescia e Rudy Amisano, 2013

La fotografia di scena è una tipologia particolarmente difficile di questa arte, ma che se esercitata correttamente riesce a restituire emozioni e risultati stupefacenti. Nell'archivio online del Teatro alla Scala sono presenti centinaia di esempi significativi come quelli precedentemente illustrati, con molti validi autori che sono stati all'altezza del nobile compito loro assegnatoli. Il Teatro alla Scala, oltre ad essere un traguardo importante per ogni attore, musicista, compositore, danzatore, è anche una meta ambita per ogni fotografo di scena, che ha la possibilità di mettere la propria firma sulla storia di questa antica e decorosa struttura.

Riccardo Scarparo